Green and Grey in Belgrade



Belgrado. La “Città Bianca”, questo significa il suo nome. Non è più questa però l’impressione che si ha camminando tra i suoi palazzi, osservando il panorama dall’alto della Fortezza cittadina o facendo jogging lungo il Danubio. Dopo la fine delle guerre Jugoslave e i numerosi bombardamenti che hanno portato al parziale danneggiamento della città, un nuovo scontro sembra aver preso vita nel territorio. E’ quello che contrappone la ricostruzione sregolata delle case e degli edifici al mantenimento delle magnifiche zone verdi della capitale serba.

Belgrado è una città costruita quasi per metà in “modo informale”, cioè abusivo. Speculazione, ma anche incapacità del sistema di rispondere alle necessità abitative sono alla base di un fenomeno che non sembra rallentare, nonostante i provvedimenti delle autorità. Sarebbe però fuorviante considerarlo come unicamente legato alle guerre degli anni Novanta. Si tratta piuttosto di una modalità di sviluppo legata alla scarsa capacità del sistema, socialista prima e dello stato post-socialista dopo, di provvedere ai bisogni abitativi di una società che è profondamente cambiata negli ultimi decenni.

Modernità, nuove tecnologie e consumismo si contrappongono a balli tradizionali e monumenti che ricordano grandi eroi del passato. Nello stesso modo grandi palazzi di cemento di epoca sovietica e monumenti ormai neri a causa dello smog si stagliano inconfondibili sopra agli enormi parchi della città, alle piste ciclabili lungo il fiume e alle aiuole ben curate del centro.

Dando vita ad un interessante scontro informale tra verde e grigio.

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